mercoledì 4 gennaio 2012

Recensione di un pessimo libro

Chissà davvero cosa avranno pensato il conosciuto giornalista Flavio Vanetti e l'ex-giocatore, ora presidente della FIP, Dino Meneghin quando a quattro mani hanno deciso di scrivere questo pessimo libro. Un'autobiografia rozza, infarcita di volgarità che tracima di uno spirito goliardico che alla decima "bravata" finisce per rendere stucchevole e triste questo libro. Ci si attendeva racconti e fatti di partite leggendarie, gioie e dolori, crolli e resurrezioni e tanto altro ancora da chi ha caratterizzato un'era della pallacanestro italiana venendo addirittura insignito di cittadinanza nella Hall of Fame di Springfield. E invece ne esce un ritratto di un gigione mezzo rissoso e mezzo immaturo. Davvero un'occasione perduta per Dino Meneghin, un libro che lo ridimensiona come persona e che ci auguriamo non rappresenti lo spirito di questo sport in Italia. Da ragazzino amavo l'Olimpia Milano, il Milan e Jimmy Connors e ho sempre sostenuto che il cimitero dell'intelligenza sportiva era tifare per la Pallacanestro Varese, per la Juventus e per Bjorn Borg. Dopo avere letto questa schifezza non posso che rafforzare la mia personale idea che Dino Meneghin e l'Ignis Varese, poi Mobilgirgi poi Emerson e poi Turisanda, fossero davvero un'accozzaglia di maleducati col cervellino corto indipendentemente da quello che grazie a fior fiore di allenatori come Aleksandar "Aza" Nikolic e a Sandro Gamba hanno fatto sui parquet italiani e stranieri. Non spendete i 18 euro per avere questo libro: è sul serio un pessimo investimento. Potrei anche definirlo: la Bufala rozza della bibliografia cestistica italiana del 2011. Che tristezza...

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