venerdì 10 febbraio 2012

PISTOL The life of Pete Maravich (recensione)

Un libro molto interessante e, al contempo, tristissimo scritto magistralmente dall’eccellente giornalista Mark Kriegel.
Un’opera che deve fare molto riflettere su come le frustrazioni subite da piccini possano portare i futuri genitori a rovinare drasticamente la vita dei propri figli.
C’era una volta Petar “Press” Maravich quindi.
Che viveva a Aliquippa, nello stato della Pennsylvania, paesino minerario ed industriale in cui non si vedeva mai la luce del sole in quanto offuscata eternamente dai fumi e dalle nubi emessi dalle tanto detestate factories.
Il nostro Press, di origini umilissime e serbe, aveva un sogno: vivere di pallacanestro, con la pallacanestro, per la pallacanestro e nella pallacanestro.
Un’ossessione a 361 gradi, notte e dì, mattina, pomeriggio e sera.
Dopo un’altalenante e breve carriera nel nascente basketball-system statunitense del secondo dopoguerra ecco il nostro Press che diventa coach a tutti gli effetti e che decide di investire tutto e di più nel figliolo Pete che ben presto viene soprannominato “Pistol”.
Lo ossessiona con la pallacanestro, ne diventa l’unico referente e vive in simbiosi con lui tanto che mamma Helen viene sistematicamente messa da parte e incomincerà a bere divenendo alcoolizzata per poi addirittura suicidarsi quando il celebrato figlio sarà già protagonista nell’NBA.
Pete vive ossessionato ed è sempre più padre-dipendente alla High School e addirittura viene allenato da papà Press alla Louisiana State University che ha sede a Baton Rouge.
Un padre agente pubblicitario del figlio, un padre che lo sfinisce di pallacanestro e un figlio che diventa una mitragliatrice vivente capace di totalizzare una media di oltre 44 punti segnati a partita nella NCAA diventando il massimo realizzatore di tutti i tempi universitari, record tutt’oggi intonso.
Ma papà non c’è nell’NBA e la vita ad Atlanta e poi a New Orleans diventa difficilissima perché il multimilionario figlioletto non sa adattarsi ad un mondo “ostile” dove il padre non gli fa più da cuscinetto e guardia del corpo psicologica. E dove le squadre non sono più costruite per dargli il massimo dell’evidenza esaltando le sue caratteristiche che ovviamente non prevedono anche il topico atteggiamento del sapere difendere.
Il naufragio nell’NBA diventa presto realtà, arrivano gli infortuni, cresce esponenzialmente l’infelicità e al termine della stagione 1980 il nostro Pistol Pete abbandona.
Morirà nel gennaio del 1988 non prima di avere però abbracciato la fede Cristiano-Battista e pochi mesi dopo la scomparsa del padre. A proposito della dipartita di quest’ultimo Pete affermò: “Presto ci riveremo”. Ed infatti pochi mesi dopo Pistol morì improvvisamente lasciando moglie e due figli che ancora oggi si chiedono tanti perché che non avranno mai una risposta.

PISTOL
The Life of Pete Maravich
by Mark Kriegel
Free Press, paperback, 2008
395 pagine, $ 15.00 (statunitensi)

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